lunedì 18 giugno 2018

L'eleganza del riccio

Da tempo non mi capitava di leggere un libro così "bello"; sembra una frase banale ma può succedere quando la lettura diventa piacevole e interessante, nonostante non avvengano grandi stravolgimenti o non ci siano scossoni alla storia né colpi di scena.
Cosa tiene un lettore legato ad un libro, costringendolo, quasi (di sua spontanea volontà) a continuare la lettura?

"L'eleganza del riccio" , un libro di Muriel Barbery fa tutto questo: ti convince pagina dopo pagina a leggerlo e frase dopo frase ad arrivare alla fine.
Chi è Muriel Barbery?
Oltre ad aver scritto L'eleganza del riccio, è autrice di Estasi culinarie e di Vita degli elfi. Ha vissuto a Kyoto, Amsterdam e Parigi, oggi vive nella campagna francese. 
Docente di filosofia è nata a Casablanca nel 1969. 



Le sue note biografiche rispondono ad alcune domande: Muriel insegna filosofia e ha vissuto a Kyoto, elementi presenti nel libro, il quale può considerarsi in buona parte un testo di filosofia. 
Tralasciando la trama nello specifico, il libro racconta due vite parallele, quella di una portinaia e quella di un'adolescente. 
L'eleganza del riccio è impregnato di domande esistenziali e di tante teorie filosofiche, che portano alla riflessione; è un libro sulle apparenze - le persone si identificano e si compiacciono negli altri, o meglio nell'immagine dell'altro e ci si specchiano, ma quando passano davanti alla portinaia non vedono nessuno, perché non si specchiano in lei. 

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso nella boccia. Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all'infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po' di tempo all'adulto – senza contare che si eviterebbe almeno un trauma, quello della boccia.


L'eleganza del riccio è un libro sul significato della vita - 
L'eleganza del riccio è un libro sulla nascita  -

Le due protagoniste nascono (rinascono - perché la vera nascita non coincide con il momento in cui veniamo al mondo), ma bensì con il risveglio della coscienza. La bambina a dodici anni non è ancora nata; pone a se stessa domande esistenziali alle quali tenta di rispondere e alle quali, in un certo senso risponde e forgia le sue convinzioni, tanto da prendere la sua definitiva decisione sul  futuro. Nasconde la sua intelligenza superiore in tutti i modi, proprio come un riccio. 
E' la prima ad accorgersi che Renèe non è una portinaia ma un riccio; non lo è perché escogita piccoli espedienti per nascondere che ama i grandi capolavori del cinema, che apprezza l'arte e la letteratura. La tv accesa serve a simulare una presunta ignoranza, un ruolo ritagliato su misura, dando l'idea a chi transita sul pianerottolo che la portinaia non può far altro che spalmarsi sul divano a guardare demenziali programmi televisivi. E tutto ciò le riesce per anni; come un riccio si chiude nel suo ruolo restituendo al di fuori un'immagine, un'altra immagine di sé: quella che gli altri si aspettano di vedere. 
Le anime si riconoscono.

Colombe è talmente caotica interiormente, talmente vuota e ingombra al tempo stesso, che tenta di mettere ordine dentro di sé sistemando e pulendo...

Ma dovete sentire gli amici psicologi della mamma come si compiacciono al minimo gioco di parole, e dovete sentire anche le stupidaggini che la mamma riferisce, perché lei racconta a tutti le sue sedute dallo psicologo come se fosse stata a Disneyland: l'attrazione "vita in famiglia", "il palazzo degli specchi" "la mia vita con mia madre", l'otto volante e per finire il tunnel della morte "la mia vita di donna in premeno-pausa.

Anche lei diventerà come gli altri?. Ho cercato di immaginarmela fra dieci anni, disillusa, stivali alti e sigaretta in bocca, e poi dieci anni dopo in un interno asettico ad aspettare il ritorno dei figli, dandosi arie da brava madre e sposa giapponese. Ma non ha funzionato. 
Allora ho provato una grande sensazione di felicità. E' la prima volta in vita mia che incontro qualcuno di cui non riesco a prevedere il destino, qualcuno le cui strade della vita rimangono aperte, qualcuno pieno di freschezza e di possibilità. Mi sono detta: "Eh sì, ho proprio voglia di vederla crescere Yoko" e sapevo bene che non era una semplice illusione legata alla sua tenera età, perché tra i figli degli amici dei miei genitori nessuno mi ha mai fatto questa impressione. Ho pensato che anche Kakuro doveva essere così da piccolo, e mi sono chiesta se qualcuno, allora, lo avesse guardato come io stavo guardando Yoko, con piacere e curiosità, aspettando di vedere la farfalla uscire dal bozzolo, fiduciosa nei disegni ignoti delle sue ali.
Quindi mi sono fatta questa domanda: Perché? perché loro sì e gli altri no?
E poi quest'altra: E io? Mi si vede già il destino scritto in fronte? ... credo di sì.
Ma se nel nostro universo esiste la possibilità di diventare quello che ancora non siamo...saprò coglierla e trasformare la mia vita in un giardino diverso da quello dei miei padri?



Nessun commento:

Posta un commento